Riguardo le foto di quando era piccolo o piccolissimo (qua è senza denti, qua al parcogiochi con il fucile)(usciva nei campi con gli amici di cui due profughi di guerra e facevano le battaglie, fabbricavano i fortini, salivano sulle piante)(ho passato un periodo di punti al pronto soccorso che alla fine mi dicevano ancora qua? E chi si è tagliato stavolta?). Penso alla volta in cui quindicenne è crollato di nervi e ha pianto mezza giornata e poi è venuto mio fratello e anche con lui giù sfoghi e tristezze. Ricordo quando ha sfondato un armadio con un pugno o mi mangia tutto il prosciutto ma lascia il cartoccio vuoto in frigo e se mi incazzo ride. Se tutto questo e altro mi provoca subbugli di ogni genere, ci sono un pozzo di motivi. Credo si capisca.
Non è facile descrivere cosa si prova quando improvvisamente guardi un viso e ti distrai pensando che quell'uomo proviene da te.
E' bello. Quando vai in giro con lui le donne smettono di fare quello che stanno facendo e l'occhio scappa via dentro a quella faccia tamarra e perfetta. E' bello senza didascalie, senza via di scampo. Non se ne accorge e pensa di essere uno sfigato, mentre lascia dietro di sè una scia di adoranti abboccamenti. Se glielo dici risponde beh ma tu sei mia mamma, ovvio.
Oggi compie vent'anni.
Mah. Se invece di quello sguardo a fessura, invece di quella smorfia da cattivo degli spaghetti western, invece di quello sprezzante atteggiamento. Magari qualcuno poteva anche aver pena di lui, pluriomicida che scappa da una vita.
Beh, metti che la prende male. Il figlio, intende. Lei ha questo amore segreto, ufficialmente un mio amico. Il figlio ha quindici anni. E' separata da cinque, minimo. Si vedono di nascosto, una volta ogni tanto. Abitano nello stesso paesino. Lui si sta separando. E poi metti che la prende male. L'ex marito, intende. Fino ad ora ha vissuto nel limbo, controllando di tanto in tanto che moglie e figlio continuassero la loro noiosa esistenza preciso uguale a quando in quella casa ci dormiva pure lui. Mi incazzo, sbotto un ma cosa aspetti, poi taccio. Giro il cucchiaino, parlo d'altro, evito di guardarle un'altra volta gli occhi. Sento salire la rabbia.
Ma lo prendi di sera il tè? No. Allora sei scema. Si, sono scema.
Sorride, la faccia si spacca in mille piegoline, ha i denti distanti uno dall'altro, coloratini, da tabagista.
L'altra ha gli occhiali senza montatura, spessi, il rossetto maròn chiaro messo da poco, gioca con la borsetta appoggiata al bancone, è più giovane e curata.
La prima stacca gli antitaccheggio dai vestiti, le rimane addosso l'impronta del sorriso di prima, come una smorfia. Io mi guardo nello specchio alle sue spalle, cerco e trovo la posizione migliore, quella che leva più difetti. Un portatile aperto con attaccata la chiavetta e le chiavi, acceso, fa da barriera.
Una terza figura imbusta e mormora mentre digita i prezzi sul registratore. Ha una french con i brillantini oro e un prognatismo non sgradevole. Sta attenta a non rovinarla, muove le mani con misura.
Sono affascinata anche se non sta succedendo niente.
Siamo mediamente stanche, in un negozio brutto, in una sera brutta. Ma siamo belle, non so se mi spiego.
Ieri nel tardo pomeriggio mi sono barricata in cucinino: focaccia di farro al sale, arrotolato di pollo, spezzatino di manzo alle erbe (e una carota, via), coste con la noce moscata in un modo che insomma son mangiabili, zucca al burro. Motivo? Cucinare mi fa da ansiolitico. Però poi Perfy si è scofanata un mezzo chilo di spezzatino con polenta: e per fortuna che le ficco la pappa reale per tenerla su.
Non descrivere i dubbi. Succede questo: mi sembra di essere l'unica a pormi un sacco domande. Quindi arrivo a concludere beh, se nessun altro si interroga vuol dire che son tonta, che gli altri hanno capito e io no. Un po' come quella della marezzatrice, per dire. Mi dico ma possibile che a nessuno sia venuta la curiosità?